Il fallimento dell’intervento degli stati e delle istituzioni internazionali e la necessità - sempre più urgente - di risolvere il problema dell’esclusione dall’accesso al credito per una gran parte della popolazione ha spinto attori nuovi a ricercare una via d’uscita.
A partire da alcune esperienze isolate nel mondo a metà degli anni ‘70, ma soprattutto con i primi esperimenti del prof. Yunus in Bangladesh, si sviluppa una rivoluzione nella concezione dei finanziamenti al di là della frontiera e, grazie al sostegno delle ONG (Organizzazioni Non Governative), prende sempre più piede la microfinanza.
Le ONG si convertono in molti casi in operatori specializzati di microfinanza o appoggiano (soprattutto le ONG del Nord del mondo) la costituzione di strutture ad hoc molto specializzate.
Sono questi nuovi operatori, collocati fra la finanza formale e quella informale, anche molto diversi fra loro nelle struttura organizzativa, a ricevere il nome di istituzioni di microfinanza (MFI - Microfinance Institutions o SFD - Systèmes Finaciers Dècentralisès).
Il microcredito si sviluppa in situazioni socioeconomiche diverse e per questo ogni MFI adegua le propria struttura per permettere un servizio il più possibile confacente alla realtà in cui opera.
Risulta quindi difficile delineare molte caratteristiche dello strumento microcredito, ma ci sono alcuni tratti comuni.
1. Il primo elemento è un prestito di importo ridotto, che può variare da pochi dollari fino ad alcune migliaia, a seconda della situazione economica e dei costi di avvio dell’attività. In un paese sviluppato i costi di start-up per una qualsiasi attività micro-imprenditoriale non possano essere al di sotto di qualche migliaia di dollari, mentre invece in un paese povero, per esempio il Bangladesh, pochi dollari permettono di avviare un’attività tale da sollevare il beneficiario dall’indigenza.
2. Un secondo elemento è l’assenza di garanzie reali per richiedere ed ottenere il prestito. Conta la bontà del progetto per il quale viene richiesto il prestito, le attitudini e capacità professionali del richiedente e uno stretto rapporto di fiducia tra la MFI ed il beneficiario. Questo atteggiamento poco garantisca e "avventato" delle MFI nasconde un attento studio sulla fattibilità del progetto ed una precisa conoscenza del cliente e della sua effettiva volontà di onorare l’impegno preso.
3. Il terzo elemento è la creazione di gruppi solidali tra i beneficiari dei crediti, che favorisce una responsabilizzazione di tutti i partecipanti nei confronti del gruppo aumentando la probabilità di riuscita del progetto personale e stimolando in itinere un controllo interno dei membri del gruppo sull’attività svolta da ognuno.
4. Inoltre l’esistenza del gruppo garantisce all’atto stesso della presentazione del progetto un livello minimo di fattibilità, poiché più persone si giocano la fiducia dell’istituzione di credito e il futuro economico dando la propria parola a beneficio di un’attività altrui. Alcune MFI non richiedono l’esistenza di un gruppo ma attuano forme analoghe di impegno personale nei confronti di un progetto altrui.
5. Spesso sono previste, insieme all’erogazione del credito, forme di assistenza e di formazione su tematiche che possono spaziare dalla tenuta di una piccola contabilità domestica al come investire in modo proficuo (all’interno di quel determinato territorio) le somme erogate. I beneficiari sono nelle maggior parte dei casi le donne.
6. I tassi di interesse in genere sono più bassi di quelli applicati da istituzioni finanziarie formali. In alcuni casi, tuttavia, in virtù del particolare rischio sopportato dall’istituzione di microcredito, i tassi possono raggiungere livelli molto elevati.









